Ho partecipato alla Cena al Buio dell'11 ad Ancona, e raccolgo volentieri (anche se con vergognoso ritardo) l'invito di Pietro a raccontare le proprie impressioni.
Innanzitutto voglio dire che cosa non mi è piaciuto, così mi tolgo il pensiero.

Non mi è piaciuto il chiasso: il chiacchierio a volume sempre più alto fino ad arrivare agli strilli, le battute goliardiche, il voler attirare l'attenzione a tutti i costi anche in quella situazione. Il mio cavaliere, che molto spesso è un brontolone ma diventa bravissimo a trovare giustificazioni per tutti quando a brontolare sono gli altri

, mi diceva che tanta gente faceva tutto quel casino perché era a disagio per la situazione e cercava di nasconderlo... Certo, lo capisco benissimo. Ma mi dava fastidio lo stesso. Non dico che avrebbe dovuto essere una situazione mistica, in silenzio totale, per carità... e l'allegria è sempre una bella cosa... ma mi dava fastidio lo stesso perché trovavo davvero esagerato (forse forzato?) tutto quel chiasso. Mi dava fastidio un po' perché io avrei voluto approfittarne per ascoltarmi, per capire esattamente che sensazioni mi dava essere privata dell'uso di un senso tanto importante, per sperimentare le mie capacità di adattamento, per capire come me la cavavo, che problemi avevo, come funzionavano gli altri miei sensi... insomma, per concentrarmi e sfruttare al massimo questa esperienza decisamente insolita. E, un po' (molto), perché mi sembrava una mancanza di rispetto nei confronti dei ciechi presenti che, forse (correggetemi se sto dicendo scemenze, per favore), avebbero dovuto servirsi anche dell'udito per muoversi e accudirci, e non so proprio come potessero farlo in mezzo agli strilli.
L'unica altra cosa che non mi è piaciuta è la brevità del periodo di buio. Avrei voluto continuare molto più a lungo e capire meglio che cosa provavo, sono rimasta con la sensazione di avere avuto solo un assaggio... Per esempio, mi sarebbe piaciuto molto ascoltare al buio le canzoni e le poesie.
Di tutto il resto posso solo dire un gran bene. Mi è piaciuto davvero tanto. Non ho avvertito alcun senso di disagio ma solo di ammirazione, stupore e fiducia nei confronti dei nostri bravissimi "angeli" e di curiosità nei confronti delle mie reazioni.
Mangiare nel buio totale (una luce d'emergenza emetteva un fiochissimo bagliore da sotto la sua copertura, ma il buio era comunque tanto fitto da non farmi vedere la mia mano davanti al viso) non si è rivelato difficile come pensavo; per arrotolare gli spaghetti sulla forchetta è bastato un po' di esercizio, il secondo era già in pezzi di dimensioni giuste e alla fine della serata non mi sono trovata macchie sulla giacca o sulla gonna... Certo, se avessimo dovuto tagliare qualcosa sarebbe stato ben più difficile. Ci hanno facilitati.
Mi piacerebbe ripetere questa esperienza, anche se è un pensiero molto egoista e so che è meglio lasciare spazio ad altri. Per me è stata una cosa molto rilassante, estraniante (in senso positivo) e quasi magica... Forse è perché mi ha ricordato quando, a 6 o 7 anni, per un periodo ho avuto la paura (immotivata) di diventare cieca e, per esorcizzare la paura, mi bendavo gli occhi e mi allenavo a girare per casa e fare tutto quello che potevo senza vedere nulla, orgogliosissima di ogni piccola conquista? forse perché mio padre era fotografo e passavo tante lunghe ore con lui in camera oscura? forse perché spesso passo 12-20 ore al giorno al computer e ho gli occhi sempre stanchissimi ed è stato bellissimo riposarli così totalmente? forse perché sono convinta da sempre che ci basiamo troppo sull'apparenza, sull'aspetto? forse perché ho passato buona parte della mia vita adulta immersa nella natura, con pochi contatti umani, e ho avuto ampiamente modo di capire che per molti animali (e anche noi lo siamo...) olfatto e udito sono molto più importanti della vista? forse perché sono tornata da poco da un periodo di lavoro in Giappone dove ho notato 1) le scritte in Braille un po' dappertutto, dalle ringhiere delle scale della metropolitana alle lattine di birra e 2) gli avvisi vocali in moltissimi posti, dagli ascensori che dicono a che piano si è arrivati alla metropolitana (dove ogni stazione, per esempio, ha una musichetta diversa) e ho riflettuto sull'importanza di queste cose? Non so. In ogni caso la serata mi ha davvero rilassata e affascinata e mi ha dato stimoli e spunti per iniziare a capire cose importanti.
E poi mi ha suscitato un'enorme ammirazione nei confronti dei nostri "angeli". Mi piacerebbe molto saperne di più, capire che "trucchi" usano per vivere in un mondo basato sulla vista, come risolvono i mille problemi quotidiani. Credo che mi offrirò come volontaria per dare una mano a persone cieche che ne hanno bisogno, appena avrò organizzato un po' meglio la mia vita lavorativa e avrò di nuovo un po' di tempo libero.
Insomma: grazie! Grazie di cuore per un'esperienza davvero arricchente.